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Personaggi

50%

Worldbuilding

50%

Fluidità

60%

Cover

80%

E il Finale?

50%

Francesca è una fata molto speciale, Steno un principe per niente azzurro. Lei, dopo aver subìto violenza dieci anni prima, si è confinata in un mondo di incertezze e paure: non ha relazioni sociali e non si lascia toccare. Lui, rinomato ginecologo, scontroso e troppo diretto nelle sue esternazioni, ha appena scoperto il tradimento della moglie e deciso di abbandonare casa e routine a favore di una vita indipendente e solitaria. Con in mano una lista di obiettivi da raggiungere per ritrovare la propria identità, Francesca approda nello studio medico di Steno in cerca di lavoro e lui la assume come segretaria. Le loro vite, tuttavia, sono destinate a incrociarsi in modi differenti e più profondi, grazie anche all’aiuto di una Contessa eccentrica, inaspettata fata madrina. Attorno a loro una vicina che fa magie con ago e filo, due domestiche particolari e una strega in camice bianco. Tra polvere di stelle, desideri inespressi e candeline di compleanno, vivremo la magia di una storia dove tutto è esattamente come sembra.

Scarabocchio: Francesca è una giovane donna spezzata. 

Dopo la violenza subita da adolescente, la sua vita non è più stata la stessa e dai colori sgargianti della giovinezza, sono subentrati i grigi ed il nero della morte. 

Steno è un'uomo ligio a se stesso.

Figlio unico di una famiglia che pesa più all'apparenza che ai sentimenti, cresciuto con l'unico scopo di trovare un lavoro mlto remunerativo. Bello, intelligente e prestante, ex marito non troppo disperato. Prova estremo disprezzo per le donne, che considera troppo chiacchierone e pretenziose. 

Nessuno dei due ha bisogno dell'altro, ma ad entrambi, anche se non lo sanno, serve la Contessa per imparare a vivere una seconda volta. 

 

Parliamo di violenza e di ciò che questa cosa può scaturire sulla mente e sulla vita di una giovane. 

Le nevrosi, i problemi relazionari, gli incubi, l'incapacità di vivere normalmente la vita con gli altri. Una violenza non va mai sottovalutata e soprattutto, non va mai caricata con imposizioni e forzature felici ("fidati, ti dimenticherai di questa brutta cosa e la vita tornerà a sorriderti!"). 

Francesca ha vissuto per molto tempo in uno stato di perenne ansia, ma grazie allo specialista che le ha chiesto di guardare una partita di rugby per capire come provare ad uscirne, qualcosa è cambiato. Così è nata una lista di cose che avrebbe volto fare o ricominciare a fare. 

Il terzo punto, è quello di trovare un lavoro. Ed è qui che arriva Steno, con tutta la sua non grazia. 

Quest'uomo è uno stronzo, e viene ripetuto spesso durante la lettura. Anche se non ci fosse stata come parola, inutile dirvi che ci sarei arrivata da sola.

Steno è quel tipo di uomo che sarebbe meglio perderlo che trovarlo. Un misogino mancato, che si arroga il diritto di poter fare quel che fa, solo perchè rispetto alla massa lui è sincero sempre. 

«Sei strano!»
«Io? Stai uscendo con uno degli uomini più belli del creato. Sopportare un carattere di merda mi sembra un prezzo accettabile da pagare. [...] Quindi, sì, sono uno stronzo, ma devi ammettere che almeno non mi nascondo: quello che ho da dire lo dico e quello che ho da fare lo faccio. [...]»

Decontestualizzato risulta anche perggio di quello che è, eppure non vi sarà difficile immaginare che un carattere del genere, associato all'intelligenza, sia una combinazione al vetriolo. 

Fosse però solo quello, vi direi semplicemente che Steno è un personaggio prettamente antipatico, che si salva solo in determinate occasioni.

Potrei dirvi che Steno non presta la minima attenzione alle donne, nemmeno a quelle che lavorano con lui (non ricorda un nome che sia uno, e se consideraimo che con Francesca ci deve lavorare tutti i giorni, mi sembra un'assurdità).

Ma non è solo quello. 

 

Mi spiace doverlo dire, ma da qui in poì può essere considerato SPOILER.

Sapete che tendo a non farli, cerco sempre di mettermi nei panni di chi vuole godersi la lettura in santa pace, ma in questo caso lo trovo d'obbligo.

Pronti?

 
 
 
 

La situazione di Francesca è ben visibile e per quanto non si sappia cosa le sia successo, difficile non capire che quello che la turba è una cosa vecchia e profonda. 

La vediamo magrissima, poco curata e perennemente spaventata nel toccare chiunque. 

«Oh Signore, che cosa devo fare per fartelo capire? Devo usarti violenza?»

Ed eccola, la perla che potevamo evitarci. 

Francesca risponde lapidaria, tuttavia la frase di Steno l'ho trovata fuori luogo, anche per uno che fa lo stronzo come lui. Una violenza verbale, che mal si addice al personaggio e che viene usata solo come scusante per far "vuotare il sacco" a lei. 

Non mi erigo a paladina della giustizia, stronza sono stronza anche io, eppure in casi come questi, dove una donna ha subito vuolenza e lo racconta una scrittrice donna, mi va il sangue al cervello quando ci sono questi dettagli. Potevano esserci mille sfumature più coerenti ma no, "Devo usarti violenza". 

 

Non è che questo sia un libro tutto così. 

Come dicevo sopra, Steno è anche un personagio divertente e quando capisce di essere innamorato di Francesca, cerca sempre di non invadere il suo spazio e le lascia il tempo necessario per farla tranquillizzare in momenti difficili, ma quell'uscita è così di cattivo gusto, che ha rovinato tutto. 

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