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Sulle tracce di Jack Lo Squartatore [ANTEPRIMA]

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Titolo: Sulle tracce di Jack Lo Squartatore
Autore: Kerri Maniscalco
Pagine: 405
Prezzo: € 20
Uscita: 15 settembre 2020
Genere: Horror; Thriller
Casa Editrice: Mondadori
 

Personaggi

70%

Worldbuilding

75%

Fluidità

80%

Cover

80%

E il Finale?

80%

È stata cresciuta per essere la perfetta dama dell'alta società vittoriana, ma Audrey Rose Wadsworth vede il proprio futuro in modo molto diverso. Dopo aver perso l'amatissima madre, è decisa a comprendere la natura della morte e i suoi meccanismi. Così abbandona l'ago da ricamo per impugnare un bisturi da autopsia, e in segreto inizia a studiare Medicina legale. Presto viene coinvolta nelle indagini sull'assassino seriale noto come Jack lo Squartatore e, con orrore, si rende conto che la ricerca di indizi la porta molto più vicina al suo mondo ovattato di quanto avrebbe mai creduto possibile.

Ispirato agli efferati crimini irrisolti che hanno insanguinato la Londra di fine Ottocento, lo strabiliante romanzo d'esordio di Kerri Maniscalco tesse un racconto ricco di atmosfera che intreccia bellezza e oscurità, in cui una ragazza vittoriana molto moderna scopre che non sempre i segreti che vengono sepolti lo rimangono per sempre.

Scarabocchio: Conosciamo tutti la storia di Jack lo Squartatore.

Nella Londra del 1888, si aggirava un killer seriale spietato che squartava le vittime, nel quartiere di Whitechapel. Tutte donne, tutte prostitute.

L’uomo vanne chiamato così, dopo una lettera mandata da lui stesso.
Non venne mai catturato.

DearBossletterJacktheRipper
La prima lettera di Jack

Da allora ad oggi, complice il mistero della sua identità, sono stati sfornati molti film, libri, videogiochi e brani musicali.

Kerri Maniscalco, ha voluto dare una sua interpretazione della storia, da un punto di vista a me insolito.

La protagonista di questa prima avventura, è l’ipocrita Audrey Rose Wadsworth, figlia di un Lord ipocondriaco.

Nell’epoca Vittoriana, dove la figura patriarcale è dominante, lei non si fa piegare da niente e nessuno. Motivo per cui riesce a divantare l’apprendista dello Zio e sotto travestimento, frequenta i corsi di medicina legale. Ovviamente, senza il consenso del padre.

Vivere quindi due vite, di cui una estremamente segreta, non è affatto facile ma a complicare le cose, ecco che arrivano delle morti violente e la sua libertà di movimento, diventa sempre più misera.

Non volendoci far mancare nulla, da subito entra in scena il “collega” Thomas Cresswell. Altro borioso personaggio, probabilmente in linea con i canoni del periodo.

Parlo subito male di Audrey, per il semplice motivo che per quanto io possa apprezzare i caratteri forti, lei mi suona troppo forzata.

La madre morì quando lei era piccola, quindi dubito fortemente che data la sua posizione nella società, non ci sia stata nessuna figura femminile al suo fianco durante la crescita. Parla tanto delle sue coetanee, molto frivole e legate ad una dittatura familiare soffocante, quando lei sembra una contraddizione vivente.

Anche il padre, mi risulta molto esagerato, con la sua fobia dei germi.

Non faccio allusioni particolari al fatto che viene nominata spesso la mascherina come protezione, questa è una coincidenza bizzarra, ma proprio al fatto che il suo timore è più incentrato su questo e non per tutto il resto. Ha una figlia in età buona da matrimonio, sola, senza una madre e che succede? “Copriti la bocca quando sei fuori”. Eh, certo.

Lo so che le fobie non si controllano, ma non sono riuscita a capire del tutto questo modo di fare.

Nessuna dodicenne dovrebbe mai vedere l’anima della propria madre scivolare nell’abisso. Per la prima volta nella mia vita mi ero sentita impotente. Dio mi aveva delusa. Avevo pregato e pregato, come mi aveva sempre detto di fare la mamma, e per cosa? La morte alla fine l’aveva reclamata comunque. Era stato in quel momento che avevo capito di dovermi affidare a qualcosa di più tangibile dello Spirito Santo.

La scienza non mi aveva mai abbandonato, a differenza di quanto aveva fatto la religione quella notte.

In generale comunque, stonature a parte, ho apprezzato molto la fluidità di lettura.

Non sono particolarmente affermata sull’argomento, forse è il secondo libro sull’argomento che prendo tra le mani, ma ho apprezzato la cupezza di Londra e la drammaticità nel dover trovare l’assassino.

 

Simpatie a parte, ho trovato emozionante le supposizioni prese in considerazione e mi è comunque piaciuta la parte di Audrey, dove deve praticare le autopzie.

Lo so, suona più macabro di quello che vorrei, ma ho seriamente apprezzato il fatto che rimane comunque umana, per quanto curiosa. Rispetto allo Zio, che trova questa pratica completamente affascinante, lei prova comunque pietà per le vittime (anche quelle morte di morte naturale).

Benché ci penserà la vita ad alleviare questo mio

dramma, io conserverò per sempre

la violetta che strappai dalla tomba della mamma.

Quello che invece mi ha lasciata un pò stupita, in modo piacevole, sono due punti finali.

Cercherò di non fare spoiler.

 

Quando ad un certo punto, si trovano davanti all’assassino (o presunto tale), Audrey deve prendere una decisione estrema che umanamente parlando è molto controversa. Ovvio che non posso dire cosa, chi l’ha letto sa a cosa mi riferisco, ma il suo istinto di offrirsi anche quando tutto sembra perduto... beh, da un lato è scontato ma dall’altro, bravo a Thomas (questo è l’unico complimento che mi sentirete esprimere su di lui).

Il secondo punto è con il padre. Sempre in tema di sacrificio, quello che dirà ad un certo punto mi ha commosso più del necessario. Lo so che sopra ho detto che la libertà di Audrey mi sembra troppo forzata ma, dopo tutte quelle pagine a vederli disquisire su più o meno ogni cosa, alla fine mi sono intenerita.

 

Prima di dire troppo, mi soffermo solo su una cosa; Jack lo Squartatore.

Ora, mi fa piacere che il libro non sia raccontato con gli occhi dell’assassino o di un funzionario della polizia. Ho apprezzato la componente femminile che per caso, si trova a dover indagare di soppiatto, nemmeno troppo volentieri. Però, però. Pare brutto se dico che collocarlo in quella figura, era un pò troppo facile?

Ripeto, non vi sto dicendo che è un brutto libro, io l’ho letto in tre giorni (praticamente solo di sera, prima di andare a dormire) e certe dinamiche le ho messe in discussione solo dopo, ma non è assolutamente un libro perfetto.

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Alla ricerca del Principe Dracula

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